Gli artisti e i loro assurdi “Rituali quotidiani”

Rituali degli artisti - Cicapui

Vorrei segnalare un libro interessante che è uscito da poco. Di solito vi segnalo romanzi, o racconti, ma comunque libri di narrativa, perché a me piace leggere le storie se me le raccontano bene. Questa volta, invece, il libro è un… non saprei come definirlo. Non è un saggio. Diciamo una raccolta di piccole storie interessanti a proposito del genio. Tutte destinate a sfatare la famosa leggenda del genio e sregolatezza. L’autore, un giornalista americano che si chiama Mason Currey, ha raccolto aneddoti su 151 artisti e scrittori, per dimostrare che tutti avevano delle ferree abitudini, magari non sempre sanissime, ma comunque improntate a una grande regolarità, per cui forse il binomio giusto è “genio e regolatezza”. Il titolo del libro è Rituali quotidiani e la casa editrice è Vallardi. E ci ho trovato delle cose veramente esagerate. Soprattutto in campo maschile. Perché scoprire che una grande scrittrice come Alice Munro scriveva abitualmente durante i pisolini pomeridiani dei figli non mi stupisce affatto: credo siano tante le scrittrici che lavorano nei ritagli di tempo che concedono agli impegni familiari. Queste sono abitudini che nascono dalla necessità.

I maschi, invece, si sbizzarriscono. Woody Allen prima di mettersi a scrivere deve farsi una doccia bollente di 40 minuti. A parte lo spreco di acqua e di energia, ora ho capito perché sembra un calzino infeltrito. Anni di docce bollenti lo avranno fatto restringere parecchio.

E Jonathan Franzen? Ogni mattina, prima di cominciare a scrivere, si sdraia al buio, mascherina sugli occhi e tappi nelle orecchie, e riflette. Ma su cosa, Jonathan? Magari fa tutto sto cine e poi pensa al calciomercato, o alla macchina nuova: di che colore la prendo? E intanto intorno tutti in punta di piedi perché il genio sta elaborando. Invece racconta Carlotta Fruttero, figlia del mitico e mai dimenticato Carlo Fruttero, autore della Donna della domenica, A che punto è la notte e La prevalenza del cretino… e un sacco di altri libri meravigliosi, Enigma in un luogo di mare, I ferri del mestiere, se vi capita leggete tutto. Molti scritti con Lucentini. Dicevo Carlotta raccontava che quando suo papà doveva scrivere e non voleva essere disturbato da lei e da sua sorella che erano piccole si metteva in testa un cappello. Quello era il segnale che stava elaborando pensieri e che non doveva essere disturbato. Invece il regista David Lynch, quello di Chi ha ucciso Laura Palmer, che è pazzo, prima di iniziare a lavorare su un copione ingoia un frappè al cioccolato e sette, dico sette, tazze di caffè superzuccherato. E certo che poi vede il fuoco che cammina con lui, e gli uomini elefante, e ha fatto un film come Mullholand Drive dove non si capiva niente, ma niente, dalla prima inquadratura all’ultima.

L’ispirazione più assurda in assoluto rispetto alle opere prodotte però è quella di Francis Bacon, il grande artista inglese che dipingeva quadri ossessivi, terribili, sanguinosi. Con bocche sanguinolente e corpi storti e sventrati. E come si ispirava? Leggendo libri di ricette. Mah. Pure lui, però, le integrava con abbondanti dosi di vino, perciò immagino che dopo un po’ uno spezzatino di vitello diventasse facilmente un cardinale urlante, tanto per dire qualcosa che gli piaceva dipingere. Chissà. Magari anche la Clerici. Sai te che nel tempo libero non dipinga quadri noir.

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