Non rimane che non smettere di sperare…

La tristezza ha il sonno leggero

Non conoscevo Lorenzo Marone e soprattutto non avevo letto il suo primo libro: “La tentazione di essere felici”, che pare abbia dominato le classifiche per settimane, tanto che adesso Gianni Amelio ne ha fatto pure un film.

Ma si sa… io vivo in questo mondo, ma risiedo in un altro parallelo, per cui è inutile farsi domande e soprattutto pretendere risposte. Questo romanzo invece mi ha attirato fin dal titolo. La Tristezza ha il sonno leggero. A volte va così. Titoli e copertine muovono chissà quali misteriose curiosità. Sono come le sirene di Ulisse, ammaliatrici. E poi la curiosità si è fatta lettura e da lì non mi sono più schiodata. Perché questo è un libro che si fa leggere con dolcezza e profondità, perché Erri Gargiulo, il protagonista, è un uomo imperfetto come lo siamo noi.

Un 40 enne non bellissimo, un po’ impedito, ironico e ancora in cerca di un sé che tarda a definirsi. Tempo un paio di pagine e ti innamori subito di Gargiulo e pure della sua gastrite, del suo modo bislacco di ricacciare dentro le emozioni, del suo essere indeciso su tutto.

E ti riconosci. Perché in questo marasma che sono le nostre vite, le vite di tutti nessuno escluso, non rimane altra scelta che stare. E da lì, in mezzo alla confusione che ci travolge, non smettere di sperare.

Come dice lui: “Alla fine ho capito che non è vero che la speranza non si tramuta mai in realtà. È una questione di numeri: più desideri hai, maggiore è la possibilità di fare centro”.

Lorenzo Marone. La Tristezza ha il sonno leggero. Ed. Longanesi

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