Palme a Milano: “Non è facile fare la palma al giorno d’oggi”…

Volevo parlare del palmificio. Le palme di Milano. Sapete che adesso Memo Remigi canta “Sapessi com’è strano, veder le palme in piazza, a Milano”. Volete sapere da che parte sto? Da quella delle palme. Ma poverette… già non vogliamo più l’olio di palma, adesso ci fanno schifo anche le palme? Guardate che deve essere davvero difficile fare la palma al giorno d’oggi.
Intanto hanno tutte questi tronchi pieni di peli e nessuno che gli fa la ceretta, i frutti che sembrano gli amici di Maria, il punteruolo rosso dietro l’angolo.. e tutti a dire: “ehhh ma ste palme”.

L’amministrazione per giustificarsi ha detto che le palme c’erano già a fine Ottocento, prima però c’erano anche i tirannosauri, non è che li rimettiamo! Nel pleistocene c’erano gli pterodattili che mangiavano i milanesi ma non è che li rimettiamo. C’era la peste a Milano.  Comunque diciamo che la palma non è proprio una pianta tipica della Lombardia. Non è che tu vedi una palma e dici: “ah mi viene in mente la pianura Padana”. A limite ti viene in mente Giuliano Palma.

Dall’altra parte però sono d’accordo che non si può dire sempre no. Che vogliamo mettere perché sia più consono a Milano? Un ossobuco di 10 metri?  Delle risaie per via del riso Giallo? Oppure possiamo piantare una foresta di castagni, e piantarci in mezzo Maroni a fare il nano da giardino.
Comunque l’amministrazione ha detto che l’ha fatto anche per mettere un po’ di soldi nelle casse del Comune. Perché questo giardino lo ha pagato Starbucks per farsi pubblicità. Starbucks è una grande catena internazionale di caffetterie, sono quelli che fanno il caffè in quei bicchieri di cartone gigante che ci metti sette otto ore per berlo. Poiché te lo servono rovente come le solfatare di Pozzuoli. Fatto sta che ha pagato Starbucks, che forse per fare i cappuccini userà il latte di dromedario. Comunque Starbucks per fare il giardino ha pagato all’amministrazione circa 200.000 euro per tre anni.

Luciana Littizzetto - Mannarino

Troppo poco! Scusate questi sono pieni di soldi, bisognava pelarli, palmarli… Startbucks solo in Gran Bretagna consuma 23 milioni di metri cubi di acqua al giorno. L’intero fabbisogno della Namibia. E poi adesso mettono anche i banani. Ma i banani c’erano anche nell’Ottocento? Secondo me no! Allora direi a Sala facciamo così, dato che non credo che i banani ci fossero nell’Ottocento, voi dite che era un omaggio ad un milanese illustre: Berlu dal grande banano!

Dico io 70.000 euro l’anno è pochissimo… uno di questi giardinieri fighetta di Milano per un terrazzo, dove ti mettono quattro forbi e due gerani, ti prendono molto di più di 70.000 euro per un attico a San Babila.  Noi gli stiamo dando i giardini del Duomo, mica quelli davanti alla fermata del 56. Se non possiamo fermare la globalizzazione almeno sfruttiamola. Stando comunque attenti che questa cosa non prenda poi la mano o il piede, ad esempio che Calzedonia il prossimo anno, per la Befana non voglia appendere tutte le calze sul Castello Sforzesco. Oppure il Mc Donald’s che per finanziare la fiera di Milano, non voglia mettere tra le mani di Giuda un Big Mac. Ma io dico 200.000 è il costo di uno spot a SanRemo, la Ferragni compra un cappottino per il suo cane. L’assessora Cocco, che  poteva metterle lei gratis ste palme, quella lì’ che ha 3.000.000 di azioni delle Microsoft e si è dimenticata di dichiararle, con 200.000 euro non si compra nemmeno l’antivirus. I manifesti sul Duomo costano di più. Io tra i manifesti e il giardino con le palme preferisco il giardino.

Allora la prossima volta, lo dico all’amministrazione, vado io a parlare con quelli di Starbucks personalmente e dico: Volete mettere i banani in onore del grande banano? Allora caffè gratis a tutti i milanesi e soprattutto a quelli che in piazza del Duomo ci vivono, e ci dormono anche la notte. Almeno a quelli la colazione è gratis tutti i giorni, così ci facciamo piacere anche le palme.

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