La storia di Gigia

Gigia e Luciana Littizzetto

La Gigia. Il mio mitico Gigione. Adorabile peste. L’ho trovata 5 anni fa, in autostrada dalle parti di Rho, vicino a Milano, mentre stavo andando a girare uno spot per la Coop. La vera salvatrice in realtà è stata la costumista che abituata ai suoi pitbull, l’ha tirata su dalla strada incurante dei ringhi e dei morsi. Era spaventatissima povera cagnina e si dannava l’anima per difendersi. Una volta portata in camerino è cominciato il toto Gigia. Chi la vuole? All’inizio tutti disponibili. Lo dico ad un mio amico, magari a mia sorella, ti faccio sapere se a mia nonna… Io avevo già un altro cane, Alì bau bau, già vecchierello e anche lui del canile, non ero tanto dell’idea. Certo che un minuscolo cane…per giunta con due nasi…come si fa. E così nonostante Davide ringhiasse pure lui l’ho portata a casa. Con la solita scusa. La tengo un po’ di giorni e poi vedo di trovarle un padrone. Peccato che dopo qualche ora era lei la padrona indiscussa della casa, abbaiatrice professionista, ringhiatrice da Nobel, morsicatrice a tempo perso.

gigia

Ed è arrivato anche il momento del nome. Chissà come si chiamava? Quando l’abbiamo trovata non aveva né cip né collare, né medaglietta. Facciamo delle prove. Dai bambini cominciate voi. Lilli? Non si gira. Polly? Niente. Peggy? Nisba.

E allora…troviamole un nome noi. Io avrei voluto chiamarla Brunetta, viste le dimensioni e soprattutto il carattere. Ma poi avendo lei la fisicità di un topo abbiamo optato per il femminile di Gigio. Gigia. Ed eccola qua. Sotto la mia scrivania  che dormicchia mentre scrivo. Il destino ci ha fatto incontrare. Si, sto parlando di te, Gigione. Lo sai vero? Certo, perché sventoli la coda come il ventaglio di un’odalisca. Vuoi dirmi che mi vuoi bene? Lo so. Anch’io te ne voglio. E non posso neanche sventolare la coda per dirtelo. Ma tu mi capisci anche senza parlare. E’ un linguaggio particolare il nostro. Fatto di cuori. Cuori di femmine che battono all’unisono. Arf.

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