Swan Lake Reloaded. Comunicazione pura.

SWAN LAKE RELOADED

Dove c’è caos c’è creatività anche quando a saltare sono i confini tra generi.

Un’opera evocativa, eclettica, psichedelica. La notte di Capodanno al Teatro Carignano di Torino ho visto, anzi sono rimasta letteralmente folgorata da Swan Lake Reloaded. La versione del coreografo e regista svedese Fredrik Rydman, del Lago dei cigni di Čajkovskij. Un musical (riduttivo definirlo così) che dal suo debutto nel 2011 a Stoccarda ha fatto il giro d’Europa riscuotendo successo, ma anche facendo storcere il naso ai puristi.

Rydman in un’intervista dice che era a passeggio per Camden Market e ha visto delle gonne di pelle nera con nappe intrecciate, che gli hanno ricordato dei cigni scuri. E da lì è nata l’ispirazione. E ha pensato: e se i cigni ne Il lago dei cigni fossero prostitute drogate e il cattivo Rothbart il loro protettore? E così è nata la sua rivoluzionaria idea di regia.

Cigni sui tacchi a spillo, pellicce bianche, stivali neri, movimenti sinuosi e il fascino di una favola dark. La parola d’ordine è contaminazione. Fusione di stili, colori, generi e danze. La musica è un vortice di ritmi hip hop e street dance che si intreccia a momenti di totale destrutturazione sonora.

SWAN LAKE RELOADED

Čajkovskij è rivoltato come un calzino. Onde classiche e note contemporanee. Non esiste genere, né definizione, ma solo il movimento del corpo.

Mix tra bene e male, bello e tragico, vecchio e nuovo, poesia e musica che definisce un’opera interattiva, dove soprattutto ci si scambia emozioni, pulsazioni. Vibrazioni. Una favola dark dai toni noir, da cui raccolgo un bell’augurio per il nuovo anno. Arte e capacità di osare. Comunicazione pura.

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