La negazione. Elogio del No

Intanto farei bene a non scriverlo ’sto pezzo. D’altronde la suprema negazione è la sparizione. Il non esserci al posto dell’esserci. Proviamo. Ecco qua. Mi nego. Mi dissolvo e lascio la pagina bianca. Che parli  lei per me.

No, no.  Non scherziamo. Sono una donna, NON sono mica una santa. Ho la lingua troppo lunga per tenerla al caldo. E poi il NO in fondo mi piace. Mi piace il gesto che lo accompagna. Scuotere la testa di qua e di là, soprattutto quando mi sono appena lavata i capelli, mi dà tanta soddisfazione. E poi mi piace pronunciarlo il NO. Perché lì in mezzo, tra le pieghe di quella sillaba nasale, ci sta dentro un sacco di roba. Il rifiuto per esempio. Il nossignore. Il non ci penso neanche. Il levatelo dalla testa. Che non è mica roba da buttare via. Il rifiuto è sempre differenziato. C’è no e no insomma. E la maggior parte dei no è riciclabile. Da una raccolta paziente di rifiuti possono nascere nuove cose. Insoliti modi di pensare, per esempio. Strade diverse da percorrere. Persone nuove da amare.

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Paola Pivi – Senza titolo (asino), 2003 – Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino Deposito permanente Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea.

Il NO è anche dissenso. Pensiero difforme. Che spesso si fa conflitto. Ma anche dibattito costruttivo o litigio liberatorio. Mi fanno paura le coppie che non litigano mai. Bisticciare, credetemi, è sano. Sono convinta che alzando la voce e caricando i toni si crei dell’energia propulsiva che fa andare avanti la coppia.  E poi vuoi mettere il piacere di fare la pace? Chi non litiga non sa cosa si perde.

C’è anche il NO purissimo della disobbedienza. Quello bello dei bambini. Che quando i genitori vogliono fare bella figura con gli amici dicono merda. Apposta. E poi si rotolano nel fango, baciano il cane sulla bocca, scarabocchiano le poltrone Frau col pennarello indelebile. I bimbi son fantastici. Fanno il contrario di tutto. Dicono no per puro spirito di contraddizione. Sono contrari a prescindere. Senza metterci dentro chissà quali significati. Come fanno papà e mamma in fondo. Che ti dicono no senza neanche spiegarti il perché. Loro lo sanno che ci sono anche i NO senza senso.

Quelli che ti vengono fuori perché ci hai i nervi. “Guarda, oggi ti dico no perché c’è vento e sono isterica. Ma se me lo chiedi domani può essere che ti dica sì. Soprattutto se c’è il sole”. Oppure i NO della sincerità. Quelli che si usano per dire le cose come stanno. Senza troppi salamelecchi. “Che ne dite di andare tutti quanti allo zoo comunale? Vengo anch’io! No tu no. Vengo anch’io! No, tu no. Vengo anch’io! No, tu no! E perché? Perché no. Perché mi stai sul culo, guarda. Non ti reggo. Ti trovo profondamente antipatico. Preferisco dirti le cose come stanno invece di fingere benevolenza. Datti pace. Vacci con qualcun altro a vedere le bestie feroci. Non con me.”

È proprio l’agire in modo contrario a quello stabilito che dà un piacere impagabile. Il lusso della libertà. La negazione delle regole. La violazione del divieto. La costruzione di nuove regole. Del tutto personali.

“Sì. Posteggio sulle strisce. Perché qui non do noia. Vai a mettere la multa a quello parcheggiato davanti al portone. Che quello sì che se lo merita. E dopo, se la faccio franca, sistemo pure la mia Panda per benino in seconda fila. D’altra parte devo solo comprare il prosciutto… caro il mio vigile urbano, pretenderai mica che impieghi tre ore a cercare un posteggio?”

È che il NO dà libertà. Non si può morire dentro. Tocca buttare fuori. Non aspettare di diventare tutti verdi e farsi gonfiare il fegato fino a far scoppiare i bottoni della camicetta come Hulk. Dicono i saggi che ogni nuova fede nasca da un’eresia. E io ci credo ai saggi. Hanno sempre delle belle intuizioni.

Con il NO poi iniziano tante parole importanti. Il nonostante, per esempio. Che ti fa tirare avanti e chiudere un occhio. Il noumeno che è l’essenza delle cose. Il nonno che è la memoria. Il nocciolato, che è il supremo del cioccolato in barretta, la novità che dà gusto alla vita, il Nobel che premia le sapienze, il no profit che dà senza pretendere, il non ti scordar di me della nostalgia e il non essere dell’essere.

Il muro della mia camera da letto da single era colorato di blu. E nel mezzo c’era fissata un’onda di alluminio con su appoggiata una piccola barchetta fatta di carta di quaderno. E sopra l’onda stava scritta una frase di Pessoa che dice:

                  NON SONO NIENTE. NON SARÒ MAI NIENTE.

                  NON POSSO VOLER ESSERE NIENTE.

                  PERÒ HO IN ME TUTTI I SOGNI DEL MONDO.

Ecco. È proprio così che la penso.

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