Ruqia Hassan. Una blogger coraggiosa

Ruqia Hassan

Ruqia Hassan. Era una blogger, usava la penna in maniera ironica e pungente. Le sue parole strappavano un sorriso, amaro, surreale se si pensa alla realtà in cui era immersa. Ruqia Hassan era una giornalista indipendente di Raqqa e scriveva con lo pseudonimo Nisam Ibrahim. Denunciava gli attacchi e i soprusi dell’Isis. Come? In maniera semplice, diretta, sarcastica. Ma la sua morte non è così chiara. Seppur sia scomparsa a luglio siamo venuti a conoscenza della sua morte solo da poco. Non voglio dilungarmi su quest’aspetto, piuttosto è la sua vita mi interessa. La sua parola. L’unicità espressiva. Denuncia, ingiustizia, abuso. Tutti questi sentimenti si avvertono se si leggono le sue parole. Dar vita alla speranza, strappare un sorriso quando si bombarda la tua città e la minaccia è compagna della tua esistenza non deve essere semplice. Anzi direi che è difficile da immaginare. Eppure un modo Ruqia l’aveva trovato per lasciare spazio all’immaginazione. La sua penna. Oltre ogni limite espressivo. L’ironia.

Quando L’ISIS minacciava di eliminare il WiFi, scriveva: “Andate avanti e toglieteci internet, i nostri piccioni viaggiatori non si lamenteranno”.

Ruqia Hassan

Pensieri che riecheggiano forti e chiari dal suo account Facebook. Messaggi divertenti, tragici, ricchi di speranza attiva. Una giovane donna di 30 anni che aveva deciso di affidarsi al racconto, alla condivisione. Lotta, coraggio, immaginazione. Banalità apparenti che diventano privilegi quando ti negano il diritto alla parola. Al tuo essere. Era davvero una donna particolare. UNICA. È stata la prima donna giornalista uccisa dall’Isis in Siria. La prima donna che combatteva l’orrore con il sorriso. La prima donna che voleva sentirsi una normale giovane di 30 anni a Raqqa. Ruqia aveva deciso di rimanere. Non voleva abbandonare il suo Paese. Meglio la morte che l’umiliazione. Meglio la lotta che la resa. “Mi taglieranno la testa, ma io ho la dignità. Meglio che vivere nell’umiliazione sotto l’Isis”.

Adesso tutte le volte che mi romperanno le scatole per questa o quella parola, che mi sfiniranno l’esistenza quel partito o quell’altro penserò a lei. A questa collega coraggiosa, al suo destino, e a quanto dovremmo tenere accesa la sua memoria.

Inizierò le mie giornate e il mio lavoro così. Con le sue parole nella testa e nel cuore.

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