Vi presento il mio terrazzo…

Il privilegio di avere un terrazzo, ma anche solo un balcone, o un pezzetto di giardino, sta nel suo potere terapeutico. Ti parte la briscola, sei stanco e stressato, hai il cuore in riserva? Tu vai su o scendi giù e… ravani. Per l’incazzatura va molto spiumare i gerani o le begonie. Via le foglioline secche o i rametti sgonfi. Se invece sei in modalità passero solitario, poti.

Tagli, Stacchi, recidi. Un gesto simbolico: tagli via quel che non serve più. Per i momenti di furia fa anche molto la mano nella terra. Impastare il terriccio senza curarsi dell’effetto devastante che ha sulle mani e soprattutto sulle unghie, aiuta a liberarsi dai pensieri fetidi e riprendere contatto con il reale.
E poi vuoi mettere il piacere di veder crescere? Sbocciare, riprendere vita? Impagabile. I fiori e le piante hanno molto da insegnare. La pazienza per esempio. Dote che io non posseggo neanche in modica quantità. Io sono un panzer. Sono una da tutto e subito e veloce possibilmente. Invece il terrazzo mi educa ad aspettare.
E anche a non pensare di fiorire sempre. Noi umani non ci diamo respiro. Tocca muoversi, crescere, progettare… senza tutto questo siamo perduti. Invece il terrazzo silenziosamente mi dice che c’è un tempo per ogni cosa.

Uno per crescere, fiorire e sbocciare e uno per la quiete. Per l’attesa. Per il riposo. Altrettanto fondamentale. Il silenzio dell’autunno e dell’inverno, dove la terra dormicchia, è necessario. È vitale pure lui. In realtà non sei fermo. Sei vivo e maturi anche se non te ne accorgi. Sai cosa mi insegna il giardino? Ad imparare a sostare. Che non vuol dire solo stare fermi. Vuol dire anche SO STARE. Son capace di stare in un posto e fermarmi. Non c’è fretta.
E da ultimo il terrazzo mi insegna ad accettare. Non sempre le cose crescono come vuoi tu e soprattutto dove vuoi tu. Sono anarchiche le piante. Anime libere. Vanno dove le porta il cuore e soprattutto il sole o l’umido, dipende dai gusti di ciascuna. Ci sono anche quelle che non ne vogliono proprio sapere di te. E per quanto tu le segua con amore non c’è verso. Non ti amano.

Ci devi fare i conti e soprattutto fartene una ragione. Ci sono fiori a cui stiamo antipatici. Che non amano il posto che abbiamo riservato per loro. Pazienza. Basta saperlo. D’altronde succede anche con gli umani…non sempre ci si somiglia e ci si piglia. Sbagliato insistere.
Qualche giorno fa un signore esperto di giardini è salito a vedere il terrazzo. Sapete la prima cosa che mi ha detto?

“Che disordine!”…M a non perché ci fosse roba per terra o buttata a vanvera in giro. No no. Perché le piante non erano ben disposte e ordinate. I vasi tutti diversi… rami che si aggrovigliano, la vite vergine che corre sui muri. Gli ho Risposto: “Ma a me piace il disordine… È vita… Figo no?” Mi ha guardato come fossi pazza. Ormai mi succede sempre più spesso.

Forse devo farmi qualche domanda.

muhelenbeckia complexa

Muhelenbeckia ComplexaCacchio di nome eh? Ti immagini una pianta chissà come tronfia. Invece è una pianticella fatta di foglioline piccole e verdi. Fine. Tutto qui. Ma se trova la giusta collazione cioè radici all’ombra e il resto al sole, non troppo forte e non tutto il giorno, esplode. Come la mia. Comprata distrattamente in un vasetto, piantata e negli anni cresciuta a dismisura. Sono fiera di lei. Non le serve quasi nulla. Un po’ d’acqua. Tutto qui. Anima semplice e gioiosa.

Scorcio con Rosmarino

Scorcio con Rosmarino. Forse non aveva tutti i torti l’avventore di qualche giorno fa che mi ha detto: che disordine…Se ci faccio caso…in effetti. In questo lato è cresciuto di tutto. Rosmarino, clematis (granata…fichissima…poi metto le foto quando fiorisce), Gelsomino, Alloro e violacciocca. Di tutto di più. Come la Rai. Notare il bidone sullo sfondo a guastare tutta la poesia.

Ortensia

Ortensia. Altra pianta piuttosto facile da coltivare. L’importante è che sia all’ombra. Lei fiorisce in estate, ma comincia ora a buttare le foglie. Non sono un’esperta, ma amo questa pianta perché ha l’aria antica. Nobile. Da giardino della nonna.

E poi dura nel tempo. E una volta fiorita non si spiuma. Ingiallisce. E se tu tagli i fiori e li fai seccare ti durano per tutto l’inverno. Un vaso di ortensie secche ha qualcosa di decadente che mi affascina sempre moltissimo.

melo ballerino

Melo Ballerino regalatomi da Tosco. Ogni anno, puntuale, meleggia. Meline tonde e asprette. Devo raccoglierle prima che siano completamente mature se no i corvi me le pappano. Sono dei geni i corvi. Sopra la mela ci fanno un buco col becco e mangiano tutto l’interno. Mi lasciano solo la buccia vuota. Un albero pieno di mele svuotate. C’ha anche lui il suo bello. Un’istallazione per la biennale. Ci devo pensare.

fragole

Fragole. Stanno già fiorendo. Questa è un’altra pianta che si può far crescere tranquillamente anche sul balcone. ECCHECIVUOLE! Un vaso lungo e basso, sole…e fine. Anche innaffiature non esagerate. Le piante di solito non hanno bisogno di essere affogate. Bevono ma senza esagerare… a parte alcuni rari casi… Quindi rispettiamo anche la loro sete. Tanto quando sono assettate ce lo dicono loro…Si fanno moscette…parlano senza parole.

E in più vuoi mettere la bellezza di raccogliere e mangiare delle fragole dalle dimensioni umane e non quei bolidi che vendono al supermercato?

ciliegio

Ciliegio. Dunque. La storia di questo ciliegio ha dell’incredibile. Sembra la trama di un romanzo. Ogni 24 giugno, festa di San Giovanni, patrono di Torino, si fanno i fuochi artificiali sul Po. E noi invitiamo un po’ di gente a casa e si fa festa guardando il cielo che scoppietta di luci e botti. Ovviamente frutto simbolo di San Giovanni sono le ciliegie che gli invitati si scofanano a manate. E dove sputano i noccioli? In giro. Ca va sans dire. Di solito negli altri vasi. E cosi è successo che da uno di questi semi di ciliegia sia spuntata una pianticella. Un piccolo ciliegino nato… diciamolo, da uno sputo. Diciamo una partenza già in salita. E tutti a dirmi: “Ma buttalo, sradicalo, tanto sarà un ibrido, mica pensi che farà le ciliegie?” E io testona. “Io lo stimo questo ciliegio. Se non farà frutti non importa. È resiliente. Un bel simbolo di vita. Lasciamolo lì. A me non dà noia. Anzi.

Mi sta molto simpatico. E col tempo Cigly (amorevole diminutivo) è cresciuto, da arbusto neonato è diventato bambino, poi adolescente col tronco legnoso. A quel punto l’ho trapiantato. Ed eccolo qui. Mon Amour. Che fa ciliegie tutti gli anni a strafottere… Alla faccia di tutti quelli che mi dicevano che non ce l’avrebbe fatta. Bastava aspettare. Come sempre d’altronde.

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