Ecco la mia letterina “Ode alla penna liscia”.

Come sapete, in questo periodo di delirio, la gente è corsa al supermercato e ha comprato tutti i tipi di pasta, tranne le penne lisce. Siccome io sono sempre dalla parte degli ultimi, allora ho scritto un’ode, una letterina alla penna liscia.

Cara, cara penna liscia, che hai il nome di un capo indiano, pasta corta, scagata da tutti, mai un pacchero sulla spalla. Sola come una canederlo in brodo, emarginata anche in emergenza, tu che sei rimasta lì tra gli scaffali anche alla viglia dell’apocalisse, che hai visto cadere nei carrelli farfalle, maccheroni, fusilli e penne rigate, finanche spaghetti di farro, che francamente fanno cagare.

Perché, chiediti perché, fattela una domanda, grande capa penna liscia. Te la do io la riposta. Perché il sugo su di te non ci sta, scivola, scivola, scivola.

Tu non ti impregni di sugo penna liscia, ci navighi sopra come una piroga, non sei linguina che col sugo sempre si abbina, non sei maccherone che con due pomodori è già un figurone, non sei spaghetto aglio e olio risultato perfetto. Tu sei penna e soprattutto sei liscia e scivoli come una biscia.

Resisti penna liscia, sei fatta di grano duro non dimenticarlo, piuttosto se senti che non ce la fai rigati da sola, si rigano persino i pavimenti, vuoi non riuscire a rigarti tu. Non sei sola penna liscia, tutti ci siamo sentiti penne lisce almeno una volta nella vita. Metti a tacere le male linguine al pesto punto e pasta. Io per te lancerò l’hashtag #jesuislapennalisce e se questo non basta sappi che scriverò un saggio su di te e lo intitolerò “Dei delitti e delle penne” e ricorda che per essere lisce come te ci sono persone che pagano milioni dal chirurgo estetico.

Ora io e Simo ci inventeremo un sugo solo per te, così avrai quei dieci minuti di celebrità, non più di dieci perché poi scuoci.

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