La mia letterina allo Stato

Super Green pass per i clienti e non per i dipendenti, così dice lo Stato. Allora ho scritto una letterina:

Caro Stato, tu hai deciso le regole e io le rispetto. Stavolta però ti chiedo di spiegarmi una cosa perché voglio capire, mi spieghi come mai io cliente per entrare nel ristorante devo avere il Super Green Pass e il ristoratore no. Dove sta la logica? Se in stazione è vietato fumare non fumo io viaggiatore ma non è che il controllore si fa un kalumé della pace mentre va su e giù per i vagoni. Siamo uguali. Invece adesso se io voglio andare da Ciccio Scaloppa a mangiare il brasato devo avere il Super Green Pass, ma Ciccio Scaloppa no. Se voglio mangiarmi le cozze da “Marruzzell a mare” io gli faccio vedere il green pass ma lui cosa mi fa vedere, le cozze basta.

Sarebbe come se io per prendere un taxi dovessi esibire la patente e all’autista basta il foglio rosa. Mi spiego Caro Stato. E tutti sono nel giusto perché secondo le tue leggi per entrare sul posto di lavoro non c’è bisogno del super green pass. Neanche per chi lavora in un ristorante, basta che si facciano il tampone. Però dico io un conto è se tu come lavoro fai le componenti delle stampanti o i parafanghi delle panda. Anche se scatarri su una brugola chissenefrega. Ma al ristorante il contatto tra me e te è diretto. Il cuoco fa da mangiare. Quindi immagina affetti il polpo, impani la milanese col naso che cola e io cosa ne so. Anche tu cameriere che mi elenchi le pizze e mi versi il dolcetto “Valle degli orti” con il naso che fa capoccetta dalla mascherina. Anche tu barista che mi prendi il toast con le manine. La Confesercenti e la Confcommercio dice che i loro iscritti si sono vaccinati quasi tutti e che bisogna fare affidamento sulla loro responsabilità, ma non è che il vaccino contagia solo i minchioni. Magari fosse così.

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